Dopo le recenti innovazioni tecnologiche e con il lancio del digitale terrestre (aumento dei canali, pay tv etc.), l’offerta televisiva è aumentata in misura considerevole. Si pongono tuttavia alcuni quesiti, discussi anche durante la Winter School di Orvieto, che riguardano la qualità dei contenuti. Il problema di una buona televisione rimanda a questioni che si sono poste con forza in Italia a partire dagli anni ’80, quando la nascita e la diffusione delle tv commerciali – in particolare quelle legate al gruppo Fininvest – hanno avuto il merito di scardinare il monopolio delle reti Rai, ancorate ad un linguaggio distonico con le istanze modernizzatrici della società italiana. Tuttavia l’innovazione dei linguaggi e la straordinaria inclusione nel palinsesto televisivo di donne e minori (le soap opera e i cartoni animati vanno in questa direzione), non può non tener conto della logica che anima le tv commerciali, cioè quella del profitto e, quindi, la necessità di “vendere” un prodotto. Qui si pone il problema della qualità, e cioè di come conciliare una buona televisione con l’urgenza di fare ascolti. Oggi, a distanza di venti anni, con l’aumento dell’offerta televisiva (si pensi ai canali Sky e al digitale terreste) e con un linguaggio generalista (anche quella del servizio pubblico) dominato dal trash, dal pettegolezzo e dalla voglia vouyeristica di guardare la vita degli altri, sembra dominare più una logica televisiva basata sull’audience a tutti costi. Siamo davvero sicuri che è tutta colpa della commercializzazione del medium? È difficile dare una risposta univoca a questo interrogativo. Ciò che servirebbe è che tutti i professionisti mediali siano mossi da una sorta di missione etica che li faccia riflettere sull’eventualità di riscrivere insieme le regole del gioco televisivo, tenendo presente che il male non è sempre e solo il mercato, ma considerando quest’ultimo come valore aggiunto indispensabile per una televisione, che guarda al futuro e che moltiplica l’offerta dei canali per i telespettatori.
Andrea Magliocco, Med Master
